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Pinelli una storia Venezia 1984 Crocenera anarchica

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Visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, impariamo a vivere almeno il tempo della rivolta - Albert Camus

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‘Free Voice of Labor’ – the Jewish Anarchists

 

‘Free Voice of Labor’ – the Jewish Anarchists

Pacific Street Film Productions

1980, 60 min., colore

Leggi la traduzione dei dialoghi in italiano

 

RIPRESE

Le testimonianze vengono inizialmente raccolte il 30 novembre 1977, ossia il giorno in cui la testata anarchica yiddish ‘Fraye Arbeter Shtime’ (in inglese ‘Free Voice of Labor’) chiude definitivamente. Il primo numero del giornale era uscito il 4 luglio 1890, il che lo rende una delle più longeve testate anarchiche a livello globale. Il luogo in cui avvengono le prime riprese è l’ultima sede del giornale, situata come tutte le altre nel Lower East Side di New York, mentre quelle successive avvengono nell’abitazione di un membro del comitato redazionale del ‘FAS’.

Un altro dei luoghi in cui vengono raccolte le interviste – in questo caso all’esterno – è alla sesta riunione annuale degli ex allievi della Ferrer Modern School di Stelton, New Jersey, frequentata da molti dei redattori e collaboratori del giornale.

 

LE PERSONE [citate in ordine di apparizione]

La persona che introduce il filmato è Paul Avrich (1931-2006), che ha insegnato storia al Queens College di New York, occupandosi in particolare dell’anarchismo ebraico e italiano d’immigrazione. Poi compaiono in rapida successione alcuni dei redattori e collaboratori del giornale: Sonya Farber (1892-1983), Ahrne Thorne (1889-1978), Clara Larsen (1897-1977), Abe Bluestein (1909-1997) e Franz Fleigler (1912-1971).

Durante la riunione a casa di un membro del comitato di redazione del ‘FAS’, lasciano la loro testimonianza anche Fanny Breslaw (1896-1987), Sara Rothman e Charles Zimmerman (1897-1983).

Nella sequenza sulla Ferrer Modern School, attiva a Stelton dal 1915 al 1951, alcuni ex studenti – Abe Bluestein, James Dick (1915-1965) ed Emma Cohen Gilbert (1904-1986) – ricostruiscono la loro esperienza e gli stretti contatti con il ‘FAS’.

Le testimonianze si concludono con gli interventi di Sam Dolgoff (1902-1990), di Joe Conason (1954) , giornalista del ‘Village Voice’ che ci parla di suo nonno, Joseph Cohen (1878-1953), uno dei più importanti esponenti storici della testata e della Ferrer Modern School, e di Irving Abrams (1896-1985), intervistato nel cimitero monumentale di Chicago davanti alla tomba di Emma Goldman (1869-1940) e al monumento dei ‘martiri di Chicago’, di cui è stato lungamente il responsabile.

 

CANTI E POESIE

La prima canzone, Ellis Island di Solomon Schmulewitz, accompagna le immagini che testimoniano delle migliaia di migranti ebrei che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento lasciano l’Europa (e in particolare l’impero russo) per trasferirsi negli Stati Uniti.

La seconda canzone, Mein Rue Platz [Il posto del mio riposo] di Morris Rosenfeld, accompagna le immagini che documentano il lavoro negli sweatshops dove perlopiù lavoravano gli immigrati ebrei, sia uomini sia donne.

Le due successive canzoni danno voce allo spirito militante di quanti lottano contro l’ingiustizia e le brutali condizioni di lavoro trovate nel nuovo paese: Makhness Geyen [Le masse in marcia] di Mikhl Gelbart si rivolge ai lavoratori organizzati, mentre Vahkt Oyf [Svegliati!] riprende un testo del poeta anarchico yiddish David Edelstadt e si rivolge ai lavoratori non ancora ‘convertiti’.

Alla dura e sarcastica canzone di lotta russa Hey Hey Daloy Politsey! [Ehi, Ehi, abbasso la polizia], si sovrappongono spezzoni di filmati storici che riprendono lo zar Nicola II e le truppe imperiali negli anni che precedono la rivoluzione russa.

L’ultima canzone accompagna una sequenza che riguarda la prima guerra mondiale: è un canto patriottico, A Grus fun die Trenches [Saluti dalle trincee] di Isidore Lillian (c. 1882 - 1960), con il quale si asserisce che i ‘Sammies’ (i soldati americani) combattono coraggiosamente ‘e se la ridono dei tedeschi’.

La prima poesia del filmato, Gey, gey, tayrer kholem [Va’, va’ caro sogno] di Mani Leib, preceduta da una foto del suo autore, accompagna un montaggio di scene di strada dell’allora quartiere ebraico newyorkese del Lower East Side.

La seconda e ultima poesia è Anárkhy [Anarchia] di David Edelstadt (1866-1892) ed è accompagnata da immagini riprese dalle riviste anarchiche spagnole ‘Estudios’ e ‘Tiempos Nuevos’.

 

FILM

Oltre agli spezzoni di vari documentari storici, vi sono anche gli spezzoni di due film a soggetto. Il primo è il film muto The Voice of the Violin (La voce del violino) del 1909, di D.W. Griffith, che rappresenta gli anarchici secondo canoni strettamente stereotipici. Il secondo è Onkel Moses [Zio Moses], un film in yiddish del 1932 prodotto e interpretato da Maurice Schwartz e diretto da Sidney Goldin e Aubrey Scotto. Da questo film vengono ripresi due spezzoni: la prima sequenza è una discussione tra ‘zio Moses’, il proprietario di uno sweatshop, e un giovane sindacalista che incita gli operai a organizzarsi contro il padrone; la seconda è una riunione in cui un ‘vecchio saggio’, ricorrendo a toni biblici, cerca di convincere i lavoratori a scioperare.

Traduzione completa del filmato:

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13/01/2026
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