La biblioteca mobile ECHO in Grecia
di Giulio D’Errico
Le attese interminabili, il non aver nulla da fare, la noia, ritornano spesso nelle parole delle persone migranti costrette a vivere nei campi profughi greci per mesi o anni. Che siano per aspettare la risposta alla propria domanda d’asilo, per ottenere i documenti necessari ad andarsene, oppure per l’impossibilità di trovare un lavoro senza farsi sfruttare o per la mancanza di accesso a percorsi educativi, queste attese producono e acuiscono i danni alla salute mentale. Nel suo piccolo, qui è dove ECHO Mobile Library cerca di inserirsi, con i suoi libri in quindici lingue e le sue attività.
Il progetto
Oggi ECHO è una biblioteca mobile con base ad Atene, che macina 500km a settimana per raggiungere sei campi profughi abitati da circa 7.000 persone, una piazza della capitale greca e un centro comunitario a Corinto. Nata all’inizio del 2016, la biblioteca si è adattata alle continue evoluzioni del sistema dell’asilo greco. Dall’estremo nord del paese, ECHO si è spostata prima a Salonicco e poi ad Atene, mantenendo al centro delle sue attività la relazione con chi vive nei campi profughi.
Questi luoghi, nati come risposta emergenziale al grande numero di arrivi del 2015-16, sono diventati parte integrante del panorama della campagna greca: ce ne sono 32 sul territorio continentale e 5 sulle isole. Scientificamente costruiti lontano dai centri urbani, si sono trasformati in strutture sempre più efficienti nel controllo delle popolazioni migranti, nella loro separazione dal resto del tessuto sociale e nell’invisibilizzazione del fenomeno migratorio. Muri di cemento armato alti 6 metri e coronati da filo spinato delimitano queste prigioni a cielo aperto, tornelli elettronici ne segnano entrate e uscite, decine di telecamere controllano i movimenti sia all’interno sia all’esterno, tutto generosamente finanziato dall’Unione Europea.
Dal 2022, sono diventati un passaggio obbligato nel percorso di richiesta d’asilo, con la rimozione di tutte le soluzioni abitative alternative. Questa efficienza va di pari passo con un processo di criminalizzazione delle persone migranti culminato – per ora – con la nuova legge sull’asilo del neoministro delle Migrazioni Thanos Plevris, il cui cognome dovrebbe suonare familiare ai lettori di questo Bollettino.
Da nove anni ECHO si adatta e resiste a queste trasformazioni, cercando di garantire un diritto allo studio, allo svago e alla lettura a chi è costretto a vivere nei campi profughi che riusciamo a raggiungere. La biblioteca, quando è in viaggio, non è tanto differente da qualsiasi altro furgone bianco, ma durante le sessioni, si trasforma con tavoli, panche e sedie, tappeti, luci e scaffalature mobili, giochi e strumenti musicali. I libri, circa 5.000 tra gli scaffali della biblioteca e un piccolo magazzino, sono contemporaneamente la spina dorsale del progetto e una scusa per molto altro. Distribuiamo materiale per imparare inglese, greco e tedesco, facilitiamo l’accesso a corsi online e percorsi educativi, organizziamo attività per adulti e bambini, condividiamo informazioni su servizi disponibili in città. In sostanza, creiamo dei momenti di socialità, svago e distrazione dalle condizioni di vita nei campi e cerchiamo di costruire delle comunità temporanee durante le nostre sessioni. Il progetto è totalmente indipendente da fondi pubblici e sopravvive grazie a donazioni e piccoli bandi privati. Nessuno di noi ha una formazione da bibliotecario, e – onestamente – teniamo più alla diffusione dei volumi che alla loro restituzione, che si attesta comunque su una media del 70%. Per questo abbiamo optato per un sistema di prestito che non necessiti di documenti o tessere, ma semplicemente nello scambio di un contatto telefonico.

Mappa dei luoghi di apertura settimanale della Biblioteca mobile.
I libri
L’accesso alla letteratura – e alla lettura in generale – è per noi un potente antidoto alla noia e un’importante strumento per la preservazione del benessere mentale e per lo sviluppo di uno spirito critico. Il nostro catalogo è mirato alle comunità con cui collaboriamo: usiamo principalmente libri in arabo, persiano, turco, francese e inglese, ma abbiamo anche libri in due lingue curde (kurmanji e sorani), somalo, urdu, pashtu, bengali, greco, e qualcosa in lingala e portoghese. Per ogni lingua, ci sono libri per bambini, ragazzi e giovani adulti, narrativa, saggistica e poesia.
La costruzione del catalogo, per certi versi, è un gioco di equilibrismo: tra donazioni e acquisti, richieste dei nostri lettori e nostre proposte, disponibilità finanziaria e facilità di acquisire libri in una determinata lingua. Recuperare i testi è tutt’altro che facile. La gran parte arriva da donazioni: case editrici, premi letterari, biblioteche e librerie in giro per il mondo ci hanno aiutato, ma in generale bisogna essere creativi: ogni volta che qualche amica o amico viaggia verso paese da cui ci serve comprare libri, cerchiamo di farle tornare con la valigia piena.
Vecchi e nuovi “classici” funzionano sempre, Fëdor Dostoevskij è tra i favoriti dei nostri lettori, che sia in arabo, turco, curdo o persiano. Il piccolo principe è presente in quasi tutte le lingue, seguito da Harry Potter, che resta il favorito dei più giovani. Il poeta palestinese Mahmoud Darwish è l’autore più letto in arabo, mentre Sadegh Hedayat e Khaled Hosseini lo sono per il persiano.
Le nostre proposte si concentrano invece su autori e temi meno canonici. Per quanto riguarda la letteratura, stiamo cercando di aumentare la presenza di autrici e di libri che siano rappresentativi dei nostri lettori: in francese, meno autori della metropole e più autori africani; in inglese, a Harry Potter e al Codice Da Vinci affianchiamo libri di autori come Tomi Adeyemi, Namina Forna e Nnedi Okorafor, ma anche Terramare di Ursula Le Guin e i libri di Octavia Butler. Con la letteratura speculativa, specialmente quella più attenta alla critica sociale, stiamo provando a stimolare i nostri lettori anche in altre lingue: Ursula Le Guin in turco, Octavia Butler in arabo e Margaret Atwood in persiano, mentre abbiamo da poco aggiunto i libri dell’anarchica Margaret Killjoy alle nostre sezioni in inglese e francese.
Per la saggistica, i grandi libri divulgativi hanno sempre successo, come i libri di filosofia della School of Life e quelli para-storici di Yuval Noah Harari. Ma non sono i soli. Volumi di filosofia, psicologia ed economia sono tra le richieste più frequenti. Di principio, cerchiamo di accontentare le richieste che ci arrivano, spesso stampando quello che non riusciamo a trovare in cartaceo. Allo stesso tempo, proponiamo alcuni sguardi alternativi, a partire da libri di auto-aiuto ed educazione economica più incentrati sulla crescita collettiva che individuale: tanti, troppi giovani ci chiedono se abbiamo libri su come diventare ricchi, specialmente Rich Dad, Poor Dad, manuale del turbocapitalismo americano, fortunatamente non molto famoso in Italia, ma una piaga globale tradotta in 51 lingue.
Quando possiamo, inseriamo in catalogo libri meno mainstream, in particolare su pensiero transfemminista, anticapitalista e anticoloniale. Più che sui grandi classici puntiamo su libri leggeri e moderni, cercando per quanto possibile di mantenere un equilibrio tra autori occidentali in traduzione e autori autoctoni delle varie zone linguistiche con cui lavoriamo. Per quanto non sia una nostra priorità, ci fa piacere riuscire a offrire testi anarchici in più lingue possibili. In turco e curdo ci sono diversi volumi disponibili, da Max Stirner a David Graeber e Murray Bookchin. In arabo e persiano è molto più arduo perché le poche traduzioni sono spesso fuori stampa. Però, grazie ad alcuni canali Telegram della diaspora iraniana e della resistenza palestinese in Cisgiordania, qualche anno fa abbiamo scovato un libro di Colin Ward tradotto in arabo e un collettivo di traduttori che prepara zine e pamphlet anarchici in persiano. Nell’ultimo periodo, gli statunitensi di CrimethInc. e i curatori di The Anarchist Library hanno aumentato il numero di traduzioni, e grazie ai compagni del Centro Studi Libertari, siamo riusciti ad ampliare la nostra offerta, con una traduzione in arabo di Anarchismo, dalla teoria all’azione di Guèrin e una in persiano di alcuni scritti di Bakunin. Insomma, una piccola raccolta multilingue di zine e testi anarchici fotocopiati sta facendosi spazio tra i volumi della nostra biblioteca.
Giulio D’Errico ha studiato storia tra Milano, Modena e il Galles. Dal 2017 vive ad Atene, dove ha conosciuto ECHO Mobile Library, di cui è uno dei coordinatori dal 2021. Nel tempo libero scrive e traduce; ne trovate le tracce su “A Rivista Anarchica”, “EMMA”, “ROAR Magazine” e su testi pubblicati da Mimesis, Agenzia X e Active Distribution.
Per supportare la biblioteca mobile ECHO: https://echolibrary.org/support/



