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Pinelli una storia Venezia 1984 Crocenera anarchica

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Visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, impariamo a vivere almeno il tempo della rivolta - Albert Camus

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Mezzo secolo di anarchia

 

Mezzo secolo di anarchia

 

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Il 2026 è l’anno del nostro 50° compleanno. Per la precisione storica, la data di nascita ufficiale è il 26 settembre 1976 durante i lavori del convegno internazionale di studi organizzato a Venezia per il centesimo anniversario della morte di Bakunin. Un atto fondativo con una forte connotazione identitaria, ma la storia che segue ricolloca quella scelta in un discorso molto più articolato che mette insieme la rivisitazione storica – mai agiografica né tanto meno museale – con la riflessione sul pensiero anarchico e le sue pratiche alla luce delle profonde trasformazioni sociali, economiche, culturali, tecnologiche… avvenute negli ultimi cinque decenni. E le ricerche realizzate nel corso del tempo – dall’autogestione alla tecnoburocrazia, dall’utopia all’anarco-femminismo, dall’ecologia sociale ai neo-anarchismi nelle loro varie declinazioni – confermano questo percorso tutt’altro che lineare e mai compiuto, fatto per lo più su strade accidentate e lungo sentieri poco battuti.

Proprio questo doppio focus – la memoria storica e la comprensione del mondo in cui viviamo e agiamo – è forse il tratto che più contraddistingue il nostro pluridecennale lavoro. Ma non si tratta di due aspetti che corrono in parallelo senza mai toccarsi: il passato sugli scaffali e il presente nelle attività di ricerca. Al contrario, i due aspetti interagiscono strettamente dandosi reciprocamente senso. Anzi, da topi di biblioteca quali in parte siamo, possiamo testimoniare che la storia dell’anarchismo, o meglio degli uomini e delle donne che lo hanno incarnato, è una storia di infinita creatività. Se si spulcia tra le tante carte d’archivio, che si tratti di libri, di giornali o dei più incatalogabili documenti, e ci si sforza di leggere nelle tante lingue dell’internazionalismo anarchico, ci si accorge che tra quelle carte ingiallite si trovano idee e sperimentazioni estremamente attuali. Certo le circostanze storiche sono diverse, e dunque a noi tocca contestualizzare e riattualizzare, ma la straordinaria capacità di immaginare e spesso prefigurare modi di vivere insieme senza gerarchie e senza dominio rimane sorprendente. Tanto che a volte – comparando le varie epoche – ci si chiede perché ogni generazione debba riscoprire le stesse cose e ripetere gli stessi errori quando basterebbe leggere in modo critico le “fragili carte” del passato per fare tesoro di una sperimentazione sociale formidabile.

E questa capacità prefigurativa dispersa nel tempo e nello spazio è anche l’inconfutabile prova di un altro punto fermo della nostra esperienza, ovvero che la storia dell’anarchismo non può che essere una storia dal basso. Con questo non intendiamo dire che “ripudiamo” il nostro atto fondativo dedicato a Bakunin, o i successivi momenti di riflessione dedicati ai grandi pensatori classici come Malatesta, Kropotkin, Reclus, Berneri… anzi, li rivendichiamo perché sono state rivisitazioni eterodosse che hanno estratto dal loro corpus teorico – e rimesso in circolo – tutto quello che parla all’oggi. Ma se è di storia non delle idee ma dei movimenti che intendiamo occuparci, allora è alle schiere anonime che hanno costruito tanto le barricate quanto le comunità che dobbiamo rivolgerci. Sono loro i protagonisti della storia anarchica.

Di questo e altro ci siamo occupati nel mezzo secolo che ci separa dal 1976, durante il quale abbiamo incessantemente composto e ricomposto la nostra visione di anarchia, un’attitudine che non abbiamo intenzione di abbandonare neppure nell’incerto futuro che ci aspetta. Una cosa però è certa: il nostro percorso continua, che ci sia la pax romana che ha contrassegnato il passato o gli scenari totalitari che si stanno delineando nel futuro prossimo. E un’altra cosa è altrettanto certa: questo percorso non lo abbiamo fatto da soli e continueremo a farlo con tantissime altre persone, rendendolo così una vera impresa collettiva.

Com’è inevitabile con lo scorrere del tempo, molti dei compagni e delle compagne che hanno reso vitale il nostro centro studi/archivio – a cominciare dal nucleo fondatore, lo stesso di “A rivista anarchica”, di “Interrogations” o di “Volontà” – non ci sono più. Eppure, quello che hanno fatto è ancora qui, le loro azioni e le loro riflessioni sono i mattoni che ancor oggi reggono l’edificio. Vogliamo ricordare in particolare due di loro, Amedeo Bertolo e Paolo Finzi, entrambi figure centrali della nostra storia. E chiudiamo citando una frase pronunciata proprio da Amedeo all’inizio di questo lungo viaggio: “Siamo anarchici e orgogliosi di esserlo”. Cinquant’anni dopo siamo ancora così. 

14/07/2026
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Il Centro Studi Libertari nasce nel 1976 con la duplice finalità della costruzione di un archivio per la conservazione della memoria dell'anarchismo e del ripensare l'anarchismo alla luce del contesto sociale in cui opera al fine di renderlo un punto di riferimento alternativo alla cultura dominante.

Il CSL aderisce alla rete nazionale RebAl, e al coordinamento internazionale FICEDL.

 

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