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Pinelli una storia Venezia 1984 Crocenera anarchica

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Visto che non viviamo più i tempi della rivoluzione, impariamo a vivere almeno il tempo della rivolta - Albert Camus

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Chiedete l’impossibile, non è ancora finita di Eduardo Colombo

 

Chiedete l’impossibile, non è ancora finita

di Eduardo Colombo

 

A quei tempi, quando i muri avevano la parola, un immaginario anonimo e collettivo si esprimeva senza costrizioni lasciando libero corso al genio libertario. Era anche tempo di barricate, effimere spaccature delle città colme di speranza, che se sbarrano sempre la strada, talvolta aprono la via.

Oggi, trent’anni dopo, la vecchia talpa[1] continua con sforzo il suo lavoro sotterraneo, nascosto sotto una coltre di compiacenza, pensiero unico, realismo politico, uniformità mediatica, tutto quello che costituisce nella ripetitività quotidiana la vile consistenza «di una vita privata imperniata sul niente se non su stessa», centrata sull’«idiozia senza peso»[2] degli affari personali. Ma essendo il lavoro della talpa invisibile, le tragicomiche commemorazioni hanno chiamato alla ribalta vecchi arnesi del Maggio, leninisti mal guariti o libertari riciclati sugli scranni parlamentari, per parlare del Maggio in modo convenuto e normalizzatore. Qualcuno, suppongo, con un fremito d’angoscia davanti alla possibilità che qualche malintenzionato gli chieda di spiegare cosa volesse dire: élections, piège à cons (elezioni, trappola per coglioni). Gli slogan possono avere una forza devastante.

Negli anni Settanta un editore anarchico aveva pubblicato una stampa che metteva insieme un ritratto di Bakunin e una frase di Breton: «In materia di rivolta, non c’è alcun bisogno di antenati». È vero. Ma noi non siamo che un flusso di generazioni che si fanno strada sulla Terra nella speranza e nel dolore; il lavoro di quelli che ci hanno preceduto ha spostato l’orizzonte ed ampliato passo dopo passo i limiti del possibile.

In quel piacevole mese di Maggio, quando sui muri di Parigi fioriva uno slogan  bello come siate realisti, chiedete l’impossibile, il genio collettivo e anonimo non era tenuto a sapere che la mano individuale che l’aveva fatto nascere aveva condensato in quattro parole un paragrafo di Michail Bakunin: «È cercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato e riconosciuto il possibile, e quelli che si sono prudentemente limitati a ciò che a loro sembrava il possibile, non sono mai andati avanti di un solo passo»[3].

 

Note

[1] La vecchia talpa è un’immagine della rivoluzione (o dello spirito) che Bakunin utilizza in uno dei suoi primi saggi pubblicato in tedesco: La reazione in Germania (1842). Il marxismo ha poi popolarizzato questa allegoria riprendendola dalla penna di Marx. Tanto Bakunin che Marx fanno allusione a un passaggio di Hegel, che a sua volta cita una frase di Amleto indirizzata allo spettro del padre: «Ben fatto, vecchia talpa!» (William Shakespeare, Amleto, Atto primo, scena V).

[2] Espressione di Hanna Arendt, in La crise de la culture, Gallimard, Pars, 1972, pp. 11-12 [trad. it. La crisi della cultura, PGreco, Milano, 2012].

[3] Michail Bakunin, L’empire knouto-germanique, in Oeuvres complètes, Champ Libre, Paris, 1982, vol. 8, pp. 246-247 [trad. it. L’impero knouto germanico, Edizioni Anarchismo, Trieste, 2025].

 

29/04/2026
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